FINE D’ANNO DA DIMENTICARE EXPORT TIENE (+2,5%) MECCANICA +5% PENALIZZATO ARTIGIANATO

(2012-02-22)

Una fine d’anno da dimenticare e nubi sull’andamento dei primi mesi del 2012. E’ questo lo scenario che delinea la consueta indagine congiunturale del Centro studi di Unioncamere riguardante l’andamento delle imprese industriali, commerciali e dei servizi.

La crisi – mostrano i dati – ha colpito duramente il nostro sistema produttivo che tuttavia, malgrado l’ondata negativa, ha retto nelle vendite all’estero, cresciute del 2,5%, e in un solo settore di punta – la meccanica – che porta a casa un – comunque magro – incremento dello 0,2% della produzione e un più ricco +5,6% di aumento dell’export.

Un ambito, quest’ultimo, che, a fronte della domanda interna del tutto insufficiente, offre alle imprese industriali uno strumento per mitigare gli effetti della crisi. Nel IV trimestre 2011 si attesta al 2,5% il progresso tendenziale delle esportazioni, cui contribuiscono piccole e grandi imprese, sebbene in misura diversa.

Differenziato anche l’andamento settoriale. Se la performance migliore sui mercati esteri è quella stabilita dalla meccanica (+5,6% l’incremento tendenziale), seguita dall’alimentare (+3,9%), altri settori fanno segnare andamenti positivi, ma più in linea con la media. Solo le industrie elettriche ed elettroniche presentano una dinamica negativa delle vendite estere (-4,4%).

Tutte le macroripartizioni manifestano un progresso dell’export, ma mentre il Mezzogiorno chiude il trimestre con un guadagno molto contenuto, il Nord Ovest (+2,9%) e il Centro (+2,7%) dimostrano di aver colto efficacemente le opportunità offerte dai mercati esteri, grazie principalmente ai risultati conseguiti da Piemonte e Toscana. Non distante la crescita riportata dal Nord Est (+2,4%).

“Sapevamo che la fine del 2011 sarebbe stata dura per le nostre imprese” – ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – “Dopo lo choc di fine estate, era prevedibile attendersi una contrazione dei principali indicatori economici. Ciò che dispiace e preoccupa sono le previsioni degli imprenditori per l’inizio del 2012, segno che gli operatori sono affaticati dal protrarsi della crisi. Occorre un’azione forte di rilancio del sistema Italia, capace di mettere rapidamente in circolazione nuove risorse, capaci di dare un’iniezione di vigore ed ottimismo ai nostri imprenditori. Di questo dobbiamo farci attori tutti, a cominciare dal sistema creditizio e finanziario nazionale e internazionale, che deve riuscire a bilanciare le giuste attenzioni per la garanzia della stabilità del sistema con la necessità forte di risorse economiche da parte delle imprese”.

Nel quarto trimestre: flettono produzione e fatturato, rispettivamente dell’1,8% e dell’1,2%, segno che alla stasi produttiva, dovuta anche a ordinativi in frenata. Le imprese industriali sotto i 49 addetti continuano a essere le più penalizzate ed in modo articolare il segmento artigiano.

Al risultato negativo in termini di produzione contribuiscono principalmente il settore del legno-arredo (-4,4%), il tessile-abbigliamento (-3,6%) e l’elettronica (-3,2%). Perdite di minore entità sono riportate dalle industrie dei metalli (-1,3%), dall’alimentare (-1,2%) e dalla meccanica, unico comparto a presentare un lieve accenno positivo nei livelli produttivi nel IV trimestre 2011. Sul fronte del fatturato, invece, l’unico settore a non subire arretramenti è l’alimentare+0,3%.

Produzione e fatturato segnalano riduzioni più contenute nel Nord Ovest (-0,9% e -0,6%) e nel Nord Est (-1,3% e -0,4%). All’interno di queste aree, solo l’Emilia Romagna riesce a mantenere entrambi gli indicatori esaminati in terreno positivo, mentre in Piemonte e Veneto questo compare solo per il fatturato. La Lombardia sembra invece più colpita dalla debolezza del contesto economico. Se le regioni centrali si posizionano poco al di sotto della media nazionale, quelle del Sud e Isole cedono invece sensibilmente, riportando cali di produzione e fatturato rispettivamente nell’ordine del -5,1% e -4,5%.

Un deciso arretramento (-2,1% tendenziale) viene registrato dai portafogli ordini, avvertito soprattutto dalle imprese sotto i 50 addetti (-2,9%) e al loro interno da quelle appartenenti all’artigianato (-3,8%). Tra i settori, i cali più netti emergono nel tessile-abbigliamento (-4,1%) e nel legno-arredo (-3,9%). Si approfondisce la dinamica discendente delle vendite del commercio, toccando il -4,1% tendenziale.Sebbene l’impatto sia più contenuto, il clima economico è sfavorevole anche per i servizi extra-commerciali.

Le previsioni per il I trimestre 2012 non fanno scorgere segnali di ripresa del ciclo economico e le imprese non si dichiarano particolarmente ottimiste sulle prospettive produttive e degli affari per il I trimestre 2012. La situazione appare peggiore per le imprese sotto i 50 addetti, che evidenziano saldi intorno ai -20 punti percentuali, e per quelle artigiane, con il saldo sul fatturato che raggiunge i -25,1 punti percentuali. Sono invece decisamente più contenute le differenze tra ottimisti e pessimisti nelle fasce dimensionali maggiori (il bilancio è -4,2 punti percentuali per la produzione e -5,5 per il fatturato).

L’unico settore dove per il I trimestre 2012 prevalgono aspettative di crescita dei livelli produttivi e delle vendite è il petrolchimico (rispettivamente, +5,2 punti percentuali e +7,9 i saldi), in virtù delle previsioni delle imprese sopra i 50 addetti.

Un quadro a tinte meno fosche emerge, invece, per l’Ict, comparto in cui però solo le imprese sotto i 50 dipendenti mostrano segnali di ottimismo (+7,5 punti percentuali il saldo che emerge in questa fascia dimensionale), e per i servizi avanzati e i servizi alle persone, dove invece si rilevano saldi positivi per le imprese di dimensioni maggiori (rispettivamente, +9,1 e +5,2 punti percentuali).

Le regioni meridionali esibiscono il saldo peggiore (-18,3 p.p.), ma anche nel Nord Ovest il saldo è al di sotto di quello medio (-15,6 punti percentuali). Lievemente migliori le aspettative nelle regioni centrali (-12,0 punti percentuali il saldo) e, soprattutto, nel Nord Est dove a prevalere più nettamente sono le attese di stabilità del volume d’affari.(22/02/2012-ITL/ITNET)

fonte: http://www.italiannetwork.it

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