E-commerce italiano in crescita, pochissime frodi. Ma tanti utenti italiani non hanno mai provato a fare nessun acquisto online

Si è svolto ieri l’Italian e-Commerce Forum, l’annuale osservatori o condotto da NETCOMM – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano e dalla School of Management del Politecnico di Milano con il contributo di CartaSi, eBay e PayPal.

Dai dati presentati sul tema emerge un quadro, per certi versi, contraddittorio: da un lato, infatti, i dati sulle frodi (che rappresentano lo 0,2% del fatturato del settore, in calo rispetto alla quota già marginale dello 0,5% dello scorso anno) dimostrano che è praticamente irrilevante la quota del disconoscimento delle transazioni online da parte dei clienti, dall’altro si registra ancora una certa ingiustificata sfiducia degli Italiani verso questa modalità di acquisto.

Chi fa già acquisti online sembra fidarsi sempre di più del mezzo, come dimostra l’aumento dello scontrino medio, ma esiste ancora uno zoccolo duro di Italiani che non lo ha mai neppure provato. Sembra ancora diffuso un problema culturale di sfiducia, nonostante il fatto che il rischio della transazione non andata a buon fine gravi solo sul venditore. Il cliente, infatti, una volta disconosciuta la transazione, sarà comunque rimborsato dell’intero importo che ha corrisposto.

 

L’export
Le vendite all’estero supereranno nel 2007 quota 900 milioni di Euro con una crescita del 22% rispetto al 2006, quando il loro valore era di 740 milioni di €. Le vendite oltre confine crescono quindi ad un tasso poco inferiore rispetto all’e-Commerce B2c italiano e arriveranno nel 2007 a pesare il 17% sul valore complessivo del mercato. Le vendite all’estero sono, e saranno sempre più in prospettiva, uno degli elementi propulsori all’e-Commerce B2c italiano, facendo leva sul prestigio, la qualità e l’originalità del “made in Italy”. Gli operatori di dimensioni contenute che offrono prodotti potenzialmente molto interessanti per mercati stranieri, come testimoniano le molte richieste ricevute, si trovano ad affrontare la criticità dei costi di consegna elevati. Vendere all’estero vuol dire anche predisporre in alcuni casi una struttura commerciale e logistica in grado di supportare il processo di consegna della merce tentando di ridurne al massimo i costi. È evidente, però, che prima di giustificare strutture dedicate in altri Paesi è necessario raggiungere una massa critica rilevante.

 

Le modalità di pagamento
Nel 2007 il 70% degli acquisti online è stato realizzato con carta di credito (97% nel settore del Turismo), il 10% circa tramite Paypal, il 7% mediante bonifico bancario, mentre “solamente” il 7% degli acquisti sarà pagato in contrassegno. Chiudono la classifica delle modalità di pagamento il finanziamento – utilizzato prevalentemente nell’Informatica ed Elettronica di consumo – e altre modalità, tipicamente il bollettino postale utilizzato prevalentemente nel comparto dell’Editoria.

Frodi e reclami
Le frodi, intese come disconoscimento della transazione da parte del cliente, rappresentano una quota marginale dell’intero transato e-Commerce B2c italiano che si attesta nell’ordine di qualche decimo di punto percentuale, ovvero pochi milioni di euro su un transato che ha superato i 5 miliardi.

Le frodi sono lo 0,2% in calo rispetto al 2006 in cui erano lo 0,5%. Un dato irrisorio, inferiore a quello di qualsiasi altro canale di acquisto. I 10 milioni di euro di frodi su un totale di 5 miliardi sono stati completamente assorbiti dai merchant, quindi il cliente non ci rimette nulla.

 

I settori
La distribuzione delle vendite per comparto merceologico conferma anche nel 2007 il settore del Turismo al primo posto con il 49% del mercato (quota che crescerà di 3 punti percentuali rispetto al 2006) ed un transato di circa 2.600 milioni di Euro. Si accentua nel 2007 la riduzione del tasso di crescita (da +55% annuo nel 2006 a +38% nel 2007), ma in maniera meno marcata rispetto al biennio precedente in cui si era passati da un +150% del 2004 ad un +52% nel 2005. Il progressivo rallentamento della crescita va messo in relazione con il raggiungimento di un elevato tasso di penetrazione sul totale retail (dal 7% del 2006 al 9% del 2007), non troppo distante da quello tipico dei principali paesi occidentali.

L’Informatica ed elettronica di consumo è il secondo settore a valore. Nel 2007 supererà i 488 milioni di Euro, con una crescita del 19%. Le Assicurazioni online, pur riducendo nel 2007 il loro peso al di sotto del 10% dell’e-Commerce, dimostrano uno stato di salute più che soddisfacente, se confrontato con il mercato offline. La riduzione dei prezzi delle principali assicurazioni tradizionali ha per altro ridotto il differenziale di prezzo tra il canale diretto e gli altri canali.

L’Abbigliamento con i suoi 156 milioni di Euro e l’Editoria con 131 milioni di Euro confermano anche nel 2006 una quota intorno al 3% ciascuno. Questi risultati sono però frutto di dinamiche diverse. Se nell’Abbigliamento quasi tutte le principali iniziative stanno ottenendo degli ottimi risultati, nell’Editoria sono principalmente i leader a trascinare il comparto. Il settore Grocery cresce del 15%, circa la metà della media del mercato, e quindi in termini relativi il suo peso scende al di sotto dell’1%.

 

Gli ordini
Nel 2007, escludendo la categoria “Altro” (che da sola muove diverse decine di milioni di piccoli ordini), saranno evasi 15,9 milioni di ordini, il 14% in più rispetto al 2006, con un valore medio dello scontrino di circa 245 Euro, in crescita di oltre il 15% rispetto all’anno precedente. Oltre la metà degli ordini dell’intero mercato online è da ricondursi al comparto del Turismo, quasi 9 milioni nel 2007.

Considerando anche l’Editoria, Musica ed Audiovisivi con 2,7 milioni di ordini e l’Informatica ed Elettronica di consumo, con circa 2,2 milioni di ordini ciascuno, si comprendono l’86% degli ordini online nel 2007. Il valore medio degli ordini è molto variabile da comparto a comparto. Si va dai circa 452 Euro nelle Assicurazioni ai 49 Euro nell’Editoria. Anche l’Informatica ed elettronica di consumo è caratterizzata da uno scontrino medio tutto sommato elevato, in aumento di circa il 5%: da oltre 215 € nel 2006 a circa 226 € nel 2007.

 

Lo scenario internazionale
I tassi di penetrazione dell’e-Commerce B2c italiano sul valore totale retail, in tutti i comparti, con la sola eccezione del Turismo, sono largamente inferiori non solo a quelli caratterizzanti il mercato statunitense, ma anche a quelli dell’Unione Europea. Pur tenendo conto delle differenze di contesto, ciò può anche essere interpretato come un segnale di buon auspicio per il futuro dell’e-Commerce italiano che dispone ancora di notevolissimi margini di miglioramento. Segnale in parte confermato dal tasso di crescita dell’intero mercato online che in Italia è ancora superiore rispetto a quello statunitense e a quello europeo. Pur crescendo più velocemente rispetto agli altri Paesi europei e mondiali, il divario continua ad aumentare a causa della base di partenza molto inferiore.

 

“La crescita significativa che abbiamo riscontrato anche quest’anno non ci avvicina ancora agli altri paesi europei per diversi motivi. – ha dichiarato Roberto Liscia, Presidente di NETCOMM – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano – Sul lato dell’offerta le aziende italiane investono ancora poco in questo canale. Il 50% del fatturato del settore è sviluppato dalle “Dot.com” iniziative imprenditoriali che sono nate solo online. Ancora poche sono le imprese italiane che investono nella multicanalità sfruttando la potenza del canale online. Spesso la reticenza è legata alla paura di cannibalizzare le reti tradizionali. Le vendite all’estero online crescono ancora (circa il 17% del totale) ma sono concentrate nel turismo ed in misura minore nel settore dell’abbigliamento. Il ritardo nello sviluppo di una offerta più ampia per i mercati esteri porterà, se tale situazione dovesse permanere, ad una riduzione significativa del bilancio commerciale con l’estero. Sul lato della domanda il comportamento degli italiani è ancora lontano da quello degli altri cittadini europei. Oggi la rete è sicuramente il primo media per informarsi prima di un acquisto. Il problema della mancanza di fiducia nei sistemi di pagamento online è fenomeno solo italiano.”

“Anche quest’anno rileviamo, per il settimo anno consecutivo, una crescita a due cifre”. – ha aggiunto Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio B2c – School of Management del Politecnico di Milano –  Certo è un buon risultato, ma si può fare di più. Anzi, si deve fare di più se si vuole colmare il divario che ci separa dagli altri Paesi industrializzati. Con una crescita del 30%, anche se superiore a quella dei principali Paesi europei, l’Italia fa comunque fatica ad allinearsi agli altri, sia in termini di valore assoluto dell’e-Commerce – l’Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia – che in termini di penetrazione dell’e-Commerce sul totale delle vendite ai consumatori finali (0,6% in Italia contro valori che vanno dall’1,5 al 5% negli altri paesi). L’Italia ha più o meno lo stesso numero di navigatori internet della Francia, ma la metà di acquirenti online, i quali su base annua comprano molto meno. Molte motivazioni possono essere addotte per giustificare questo ritardo e quindi per suggerire la “strada” verso una ulteriore crescita: il ritardo dell’Italia nell’adozione della banda larga, i costi e le prestazioni della logistica distributiva, la diffidenza degli italiani verso l’acquisto online. Io voglio invece sottolinearne uno in particolare in quanto a mio avviso costituisce il principale elemento di differenza tra la situazione italiana e la situazione internazionale: la carenza di offerta online in Italia in molti settori, soprattutto quelli che vendono prodotti fisici – abbigliamento, arredamento, alimentari, etc. Un confronto con l’estero evidenzia chiaramente che in tutti gli altri paesi nel “paniere” dell’e-Commerce i prodotti fisici pesano per oltre il 50% – con l’abbigliamento, i prodotti per la casa e i grocery ciascuno nell’intorno del 10%. In Italia queste categorie merceologiche pesano in tutto meno del 5%.

In Italia quindi manca l’offerta di alcune merceologie di prodotto. Lo dimostra anche il fatto che tra i top 20, 18 aziende vendono servizi e solo 2 merci.  Sono poi i “soliti noti” a rappresentare una quota significativa del mercato con pochi nuovi ingressi “autorevoli”. La grande distribuzione, nonostante qualche caso isolato nell’informatica ed elettronica di consumo e nell’arredamento, continua ad essere poco presente. Per sostenere una crescita più marcata occorrerebbero più spalle e soprattutto spalle larghe (si legga grande distribuzione). Questo quadro evidenzia, a occhi attenti, una grande opportunità di sviluppo dell’e-Commerce in Italia, ancora in buona parte da cogliere.”

fonte : http://www.webmasterpoint.org/webmarketing/business-ict/e-commerce/italiano-crescita-diminuiscono-frodi

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