Il Made in Italy sbarca a Tokyo

Di Giulia Bazzocchi

Tutto si può dire dell’Italia tranne che non sia sinonimo di eleganza, buon gusto, artigianato e qualità manifatturiera. Lo sanno bene in Giappone, a Tokyo, dove ieri sono state ufficialmente inaugurate le manifestazioni Moda Italia – WeLoveModainItaly e Shoes from Italy che resteranno aperte al pubblico fino al 12 luglio. Cinque, i piani espositivi del Westin Hotel di Tokyo; centoquarantasette, le aziende che espongono le loro collezioni; tremila circa i visitatori attesi. Ad aprire la tre giorni dedicata alla moda, una conferenza stampa internazionale, in cui erano presenti: l’Ambasciatore d’Italia a Tokyo, S.E. Vincenzo Petrone, il Consigliere d’Amministrazione ICE, Giuseppe Mazzarella, il Direttore dell’Ufficio ICE di Tokyo, Federico Balmas, il Responsabile Nazionale CNA Federmoda, Antonio Franceschini e il Direttore Area Marketing e Internazionalizzazione ANCI, Pierpaolo Chicco.

Durante la conferenza stampa è stato comunicato che, secondo alcune analisi di mercato, eseguite in Giappone, emerge come l’Italia sia uno dei Paesi che più esporta in Oriente. Ad esempio, nel settore della pelletteria, nell’anno 2011, l’Italia è risultata seconda tra i fornitori e detiene una quota import del 23,4%, per un valore di 32,7 milioni di $, dopo la Cina con il 47,2% per un valore pari a 65,9 milioni di $.  Per quanto riguarda invece l’ambito della pellicceria, la percentuale è di 12,4% sul totale delle importazioni che corrisponde a circa 22,9 milioni di $, sempre al secondo posto dopo il mercato cinese.

Medaglia di bronzo invece, sull’abbigliamento, in quanto, se la nostra nazione vanta un 2,5% sulle importazioni in Giappone nel 2011, deve fare i conti con la Cina, che importa una quota dell’80,9% e dal Vietnam, che detiene 5,7% sul totale. Fermo restando che, i due Stati non possono nemmeno considerarsi concorrenti dell’Italia in quanto a stile, eleganza e qualità.

Infine, le calzature, il prodotto bandiera della produzione “Made in Italy”. Pare che per le scarpe di manifattura italiana,  la quota import raggiunga 6,5%, in particolare per quanto concerne le calzature in pelle in cui il predominio italiano è assoluto. Nell’anno 2011, la quota import di calzature in pelle è stata del 25,4%, per un valore di 282,2 milioni di $, scansando addirittura l’inossidabile Cina che ha raggiunto il 19,5% per un valore di oltre 216,4 milioni di $.

Tutto questo porta inevitabilmente a riflettere come, l’Italia, nonostante tutte le difficoltà della società attuale, sia ancora ben saldo un concetto di artigianato e qualità, che rappresenta un tratto distintivo del nostro Paese, un valore aggiunto al Made in Italy, a livello internazionale e una spinta ad agire con tensione verso il miglioramento.

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