Artigiani del made in Italy «ingaggiati» dai clan

Fiumicino: venti lavoratori con un curriculum maturato nei laboratori di grandi griffe per produrre merce contraffatta per spiagge e bancarelle, sequestrati 120mila capi

Source: roma.corriere.it

ROMA – Camiciai, sarti, calzolai, lavoratori di pellame, cuoio e accessori. Quando i finanzieri del comando provinciale di Fiumicino sono entrati nei laboratori fuorilegge hanno trovato la manodopera italiana sfrattata dalla (lunga) crisi del brand italiano. Venti lavoratori con un curriculum maturato nei laboratori dell’artigianato italiano, quello che pur facendo la felicità del turista, fatica a competere con il mercato globale, e dunque viene messo al servizio di produzioni legate ai clan. Come descriveva Saviano in Gomorra quasi dieci anni fa. Erano una ventina gli operai della contraffazione. Al lavoro per riempire di merce (rifinita e dunque competitiva rispetto alla più stazzonata cineseria) bancarelle e spiagge. Sequestrati 120mila capi.

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